PARTITO d’AZIONE
Roma, 25 giugno 2025
Mercoledì 18 giugno si è tenuto a Roma presso il Circolo Giustizia a Libertà, la Prima Assemblea Nazionale del Partito d’Azione presieduta dal Presidente Onorario Giorgio Benvenuto e introdotta dal Presidente Salvatore Rondello.
Dopo ampia discussione è stato approvato lo Statuto e il seguente documento politico.
“La crisi che attanaglia la sinistra sta producendo danni sempre più evidenti e profondi. Occorre qualcuno che, senza scendere nell’agone politico, cerchi di aprire una nuova stagione nella vita politica. Questa è la nostra ambizione.
Lontano da noi l’idea che si possa costituire un nuovo partito che scelga di partecipare a qualsiasi tipo di elezione.
La destra nazionalista, antidemocratica e populista non riesce a scrollarsi di dosso le proprie origini e appaiono sempre più evidenti i segni di una profonda insofferenza verso qualsiasi regola che garantisca quell’equilibrio dei poteri indispensabile per avere una società che sia veramente libera.
La sinistra, in una accettazione supina dei dogmi dell’economia liberista che è una scienza sociale e non matematica, non riesce a individuare una linea politica che riporti al centro del dibattito l’uomo, con i suoi bisogni e le sue aspirazioni ad una società più giusta.
Siamo in un momento di crisi profonda dei rapporti, forse stanno cambiando i rapporti di forza a livello mondiale e per non perdere la supremazia che fino ad adesso hanno esercitato, gli Stati Uniti si sono affidati ad un personaggio come Donald Trump. Il quale sta distruggendo il multilateralismo cercando di realizzare un mondo dove prevalga il più forte. La logica della sua politica porta, alla fine, ad uno scontro fra le varie nazioni e con i vinti che diverranno vassalli del vincitore.
La destra italiana in questo quadro svolge un ruolo di fedele cagnolino del Presidente degli USA pronta a seguirlo senza alcun beneficio per gli interessi dell’Italia. L’assordante silenzio del Governo sulla situazione palestinese ne è la più plastica rappresentazione. La Presidente del Consiglio, autonominatasi, pontiera fra gli USA e l’Europa, e cercando di svolgere una politica estera di grande movimento sta inanellando un insuccesso dietro l’altro. Quando può, per distogliere l’attenzione da questi, si inventa scene di cattivo gusto come quella svoltasi a Tirana.
Questo suo comportamento politicamente ambiguo ha portato l’Italia, paese fondatore, ai margini della Comunità Europea e le vicende dell’Ucraina, gestite con un occhio rivolto a Washington, non hanno certo aiutato.
Questo suo smarcarsi, appena possibile dalla Comunità, per poi rientrare quando ci sono da spartirsi i posti, è pericoloso. Le tendenze isolazioniste nel Governo ed espresse in maniera irresponsabile, come la non approvazione del MES da parte del Parlamento, rischiano di portarci fuori dall’area dell’euro. Preoccupati da questo comportamento perché soli degli irresponsabili possono cercare questo obbiettivo. Il giorno successivo alla nostra uscita sarebbe la bancarotta per il nostro paese.
Ben altro dovrebbe essere l’agire di un paese interessato al bene dei suoi concittadini, lavorare per una maggiore integrazione europea che ci dia titolo per modificare la follia economica sulla quale l’Europa basa la sua azione. Il modello basato sull’export ha mostrato tutte le sue debolezze ed alle prime avvisaglie di crisi ha colpito il paese ritenuto imbattibile: la Germania.
L’Italia è un paese oramai in crisi, la produzione è in calo da molti mesi, e nonostante i proclami della Presidente è difficile vedere la luce in fondo al tunnel. Anche perché sembrano essere i settori a più bassa tecnologia quelli che offrono occupazione. Ad ogni pubblicazione dei dati dell’ISTAT aumenta il numero delle famiglie in difficoltà, i salari diminuiscono a favore delle rendite. La tanto decantata crescita degli occupati pare più una illusione statistica che un dato reale. L’evasione fiscale, aiutata dalle politiche governative ha raggiunto livelli insopportabili. Soprattutto si assiste ad uno smantellamento dello welfare colpendo in maniera pesante i ceti più deboli. La sanità è un esempio, e a niente valgono le pietose bugie della Presidente del Consiglio e dai suoi corifei che sovente cadono nel ridicolo per cercare di dimostrare il contrario
Così come la spesa pubblica non può essere sostenuta, per più della metà, dal 19% della popolazione, mentre ai lavoratori autonomi si regalano benefici.
Per quanto riguarda i rapporti con la magistratura siamo al minimo storico, vengono sempre più approvate leggi che riducono i poteri di indagine della magistratura e si varano leggi che proteggono alcune classi privilegiate. Con questa azione si mina la tripartizione dei poteri. La magistratura, che pure di errori ne compie, ne ha compiuti e ne compirà, non può essere messa a tacere con la motivazione che non sono stati eletti e che quindi devono non applicare la legge quando la politica (quella sì eletta) agisce in maniera contraria alle norme, siamo in sistema di puro arbitrio.
Già questi sarebbero motivi sufficienti per creare preoccupazione, esiste la necessità di una politica per l’immigrazione, che non può essere lasciato ad una risoluzione militare del problema come aveva proposto la Presidente del Consiglio in campagna elettorale. Né di fronte ad un fatto epocale, la migrazione, non si può solo attivare il razzismo e rispondere in termini di chiusura e di esclusione. Così come la politica ambientale che è del tutto assente dall’orizzonte della destra.
Di fronte a questo avvilente quadro sarebbe normale aspettarsi una opposizione all’attacco, in realtà, purtroppo, non è così. La Segretaria del PD, occupata dalle lotte interne, non ha ancora ben chiaro cosa significhi fare una opposizione. La sua azione appare dettata da una rincorsa sulla premier, senza mai riuscire a porre al centro del dibattito politico una sua proposta. Questo è possibile perché, perlomeno all’esterno, non ha mai spiegato il contesto generale nel quale inserire le singole proposte e come queste possano tradursi in atti di governo.
Ma c’è un problema che sovrasta tutti quello della difesa della nostra Carta Costituzionale nata dalla Resistenza, la proposta di legge sul premierato è un vero e proprio assassinio costituzionale.
La Costituzione ed il sistema parlamentare, con il ripristino delle sue funzioni, vanno difesi dalle forzature del nuovo dispotismo democratico, che ha ribaltato il concetto di “pubblico” e di “privato” a favore di quest’ultimo. Il dispotismo non vuole come interlocutori i soggetti collettivi ma “singoli”, che operano nel loro esclusivo interesse, ma che hanno anche un potere contrattuale molto ridotto rispetto al potere costituito. Non solo, ma utilizza il consenso ricevuto per forzare le stesse norme democratiche e torcerle verso il dispotismo in nome di un astratta efficienza.
Per combattere questa situazione occorre riorganizzare soggetti collettivi che siano in grado di costituire un processo di osmosi fra il paese e il suo parlamento altrimenti il sistema non funziona.
Nella Costituzione italiana questo compito è attribuito ai partiti, se questi non sono più in grado di svolgere questa funzione occorre trovare nuovi legami. In altre parole, occorre fare “politica”.
Il nostro compito è questo ricreare nel paese le condizioni perché la politica, nel suo significato più nobile, torni fra i cittadini.”
È stato inoltre nominato il nuovo Comitato Esecutivo che risulta composto da:
- Giorgio Benvenuto, Presidente Onorario;
- Salvatore Rondello, Presidente;
- Patrizia Viviani, Segretario organizzativo;
- Paolo Bagnoli;
- Enno Ghiandelli;
- Carlo Giannone;
- Giovanni Guala;
- Silvano Mulas;
- Laura Nasso;
- Maria Luisa Nitti;
- Gabriele Paci.
