Comunicato Stampa 25.04.2025

Sono passati ottanta anni dal 25 aprile del 1945, quando l’Italia venne liberata dall’oppressione della dittatura nazifascista e dalla seconda guerra mondiale. Il Paese era ridotto ad un cumulo di macerie. La fame e la disperazione unirono tutti gli italiani. Fu la lotta di un popolo per la sopravvivenza, per la dignità, per la libertà, per la giustizia e per costruire la democrazia. Parteciparono uomini, donne, bambini e anziani, laici e religiosi. I soldati dell’esercito italiano, dopo l’otto settembre 1943, si riorganizzarono assieme agli antifascisti per combattere contro la Repubblica di Salò e contro l’esercito tedesco che aveva occupato i territori della penisola dove non erano ancora arrivati gli Alleati che erano sbarcati in Sicilia nel luglio del 1943.

Quasi un anno dopo la Liberazione, il 2 giugno 1946, ci furono le elezioni plebiscitarie in cui le donne conquistarono per la prima volta il diritto di voto. Fu il primo passo  importante per decidere liberamente e democraticamente su Repubblica e Monarchia. La partecipazione al voto per il  Referendum fu molto sentita e la partecipazione al voto fu altissima. Gli italiani scelsero la Repubblica. Poi venne eletta la Costituente per formare la Costituzione della Repubblica Italiana. Una Costituzione garantista nei diritti per i lavoratori ed i cittadini, non ancora pienamente attuata se pensiamo all’art. 46 e ad alcune leggi incostituzionali che sono state varate anche in periodo repubblicano, incluse quelle elettorali.

Nel frattempo, dopo gli accordi di Yalta, il mondo fu diviso in tre, tra Paesi non allineati, Paesi aderenti al Patto Atlantico (Nato) e Paesi aderenti al Patto di Varsavia.

Iniziò la Guerra Fredda tra le due principali coalizioni: il Patto Atlantico ed il Patto di Varsavia. La coesistenza pacifica si fondò sul terrore di una guerra nucleare. La caduta del Muro di Berlino nel 1989 aprì nuove speranze per l’umanità. La globalizzazione del commercio fu un’altra  novità del capitalismo basata sulla polarizzazione della ricchezza nelle mani di pochi mettendo sempre più in difficoltà l’esercizio della democrazia anche nei Paesi tradizionalmente democratici. Basta guardare oggi agli Stati Uniti guidati da Donald Trump.

Stanno emergendo nuove forme di oppressione che mettono a repentaglio i principi conquistati con un bagno di sangue ottanta anni fa. Oggi bisogna fare i conti con il progresso tecnologico ed i nuovi mezzi di comunicazione. Ma se c’è la volontà politica ed educativa, ci sarà anche una presa di coscienza per fare una nuova rivoluzione in cui si possano affermare i principi di democrazia economica. La lotta per la resistenza di ottanta anni fa, in parte tradita, non è mai finita e non può essere  un momento meramente celebrativo. La lotta per la Resistenza oggi  deve continuare con maggiore acume, forza e vigore a fianco dei lavoratori, dei cittadini e di tutta l’umanità perché i diritti umani ed i principi di Giustizia e Libertà sono inalienabili.

Roma, 25 aprile 2025

Il Presidente del Partito d’Azione

Salvatore Rondello